Il potere delle gentildonne. L’esempio di Barbara di Brandenburgo e Paula Gonzaga. In: Letizia Arcangeli/Susanna Peyronel (eds.): Donne di potere nel Rinascimento. Roma: viella 2008. S. 67-87

June 11, 2017 | Penulis: Christina Antenhofer | Kategori: N/A
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Deskripsi

I libri di Viella 85

Donne di potere nel Rinascimento a cura di Letizia Arcangeli e Susanna Peyronel

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Copyright © 2008 - Viella s.r.l. Tutti i diritti riservati Prima edizione: ottobre 2008 ISBN 978-88-8334-365-0

Questo volume è pubblicato con il contributo dell’Università degli studi di Milano e del Dipartimento di Scienze della storia e della documentazione storica, nell’ambito del programma di ricerca di interesse nazionale cofinanziato dal MIUR.

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libreria editrice via delle Alpi, 32 I-00198 ROMA tel. 06 84 17 758 fax 06 85 35 39 60 www.viella.it

Indice

Letizia Arcangeli e Susanna Peyronel Premessa

9

I. Tra famiglie e patrimoni: ricchezze materiali e immateriali Stanley Chojnacki At Home and Beyond: Women’s Power in Renaissance Venice

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Evelyn Welch Women in Debt: Financing Female Authority in Renaissance Italy

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Christina Antenhofer Il potere delle gentildonne: l’esempio di Barbara di Brandenburgo e Paula Gonzaga

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Laura Casella Donne aristocratiche nel Friuli del Cinquecento tra strategie familiari e conflitti di fazione

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Diane Ghirardo Lucrezia Borgia, imprenditrice nella Ferrara rinascimentale

129

Francine Daenens Debiti e crediti di una gentildonna: Isabella Sforza

145

Federica Ambrosini Una vedova genovese nella Padova del Cinquecento: Caterina Sauli da Passano

169

6

Donne di potere nel Rinascimento

II. Reti di poteri e spazi di corte femminili Simona Feci Signore di curia. Rapporti di potere ed esperienze di governo nella Roma papale (metà XV-metà XVI secolo)

195

Benedetta Borello Protezioni di donne. Mogli aristocratiche e patriziato cittadino (Gubbio, Roma, Siena XV-XVI secolo)

223

Nadia Covini Tra patronage e ruolo politico: Bianca Maria Visconti (1450-1468) 247 Franca Leverotti Lucia Marliani e la sua famiglia: il potere di una donna amata

281

Angelantonio Spagnoletti Donne di governo tra sventura, fermezza e rassegnazione nell’Italia della prima metà del ’500

313

Alessandro Barbero e Thalia Brero Genre et nationalité à la cour de Béatrice de Portugal, duchesse de Savoie (1521-1538)

333

Elisa Novi Chavarria Reti di potere e spazi di corte femminili nella Napoli del ’500

361

Dorit Raines La dogaressa erudita. Loredana Marcello Mocenigo tra sapere e potere

375

Alison A. Smith Women and Political Sociability in Late Renaissance Verona: Ersilia Spolverini’s Elogio of Chiara Cornaro

405

Sara Cabibbo Percorsi del potere femminile fra Italia e Spagna: il caso di Vittoria Colonna Enriquez (1558-1633)

417

Vittoria Fiorelli Una viceregina napoletana della Napoli spagnola: Anna Carafa

445



Indice

7

III. Donne e potere politico Christine Shaw Bartolomea Campofregoso: A Woman’s Claim to Power in Fifteenth-Century Genoa Marco Folin La corte della duchessa: Eleonora d’Aragona a Ferrara Cesarina Casanova Mogli e vedove di condottieri in area padana fra Quattro e Cinquecento Elena Papagna Tra vita reale e modello teorico: le due Costanze d’Avalos nella Napoli aragonese e spagnola Gabriella Zarri Caterina Cibo duchessa di Camerino Letizia Arcangeli Un’aristocrazia territoriale al femminile. Due o tre cose su Laura Pallavicini Sanvitale e le contesse vedove del parmense Rossana Sacchi Caterina Bianca Stampa Petra e poi Lodrone Michele Cassese Giovanna e Maria d’Aragona: due sorelle napoletane «doppio pregio ad una etade» e il rapporto con il potere nel ’500 Susanna Peyronel I carteggi di Giulia Gonzaga Bruce L. Edelstein Eleonora di Toledo e la gestione dei beni familiari: una strategia economica? Monica Miretti Mediazioni, carteggi, clientele di Vittoria Farnese, duchessa di Urbino Indice dei nomi

465 481 513 535 575 595 655 669 709 743 765 785

Abbreviazioni

AC ADP ALPMi AOM ASBo ASBPd ASCLo ASCMi ASCPs ASCr ASFe ASFe, ANA ASFi ASGe ASGe, Segreto ASGo ASMi ASMn ASMo ASNa ASPc ASPd ASPN ASPP ASPr ASPs ASPVe ASRa ASRoma ASSi ASTo

Subiaco, Biblioteca del Monastero di S. Scolastica, Archivio Colonna Roma, Archivio Dora Pamphilj Milano, Archivio Luoghi Pii Elemosinieri Milano, Archivio Ospedale Maggiore Bologna, Archivio di Stato Padova, Archivio privato Savorgnan Bonati Lodi, Archivio storico del comune Milano, Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana Pesaro, Biblioteca Oliveriana, Archivio Storico del Comune Cremona, Archivio di Stato Ferrara, Archivio di Stato Ferrara, Archivio di Stato, Archivio Notarile Antico Firenze, Archivio di Stato Genova, Archivio di Stato Genova, Archivio di Stato, Archivio Segreto Gorizia, Archivio di Stato Milano, Archivio di Stato Mantova, Archivio di Stato Modena, Archivio di Stato Napoli. Archivio di Stato Piacenza, Archivio di Stato Padova, Archivio di Stato «Archivio storico per le province napoletane» «Archivio storico per le province parmensi» Parma, Archivio di Stato Pesaro, Archivio di Stato Venezia, Archivio Storico del Patriarcato Ravenna, Archivio di Stato Roma, Archivio di Stato Siena, Archivio di Stato Torino, Archivio di Stato

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Donne di potere nel Rinascimento

ASUd Udine, Archivio di Stato ASVat Archivio Segreto Vaticano ASVe Venezia, Archivio di Stato ASVr Verona, Archivio di Stato Autografoteca Campori Biblioteca Estense, Autografoteca Campori, Giulia Gonzaga BAM Milano, Biblioteca Ambrosiana BAV Biblioteca Apostolica Vaticana BEMo Modena, Biblioteca Estense, BNM Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana BNNa Napoli, Biblioteca Nazionale BSNSP Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria BUB Biblioteca dell’Università di Bologna DBI Dizionario Biografico degli Italiani MCC Venezia, Biblioteca del Museo Civico Correr Mss. Oliv. Pesaro, Biblioteca Oliveriana, Manoscritti TLA Tiroler Landesarchiv

Christina Antenhofer Il potere delle gentildonne: l’esempio di Barbara di Brandenburgo e Paula Gonzaga

Al centro di questa analisi si collocano due gentildonne del Rinascimento, madre e figlia, nella fase cruciale del matrimonio della figlia. Tutte e due sono testimoni di un Rinascimento “multiculturale”, nel senso che con il loro matrimonio avevano superato zone culturali e di lingua. La prima è Barbara di Brandenburgo che nel 1433, all’età di undici anni, era passata dall’alta Germania alla corte di Mantova, dove sposò Ludovico Gonzaga (diventato poi il secondo marchese di Mantova); la seconda è la sua figlia più giovane, Paula,1 che nel 1478, all’età di quindici anni, partí per Lienz, nella contea di Gorizia, per celebrare le nozze con il conte Leonhard di Gorizia. Le nozze, pur essendo un momento fortemente desiderato nella vita delle donne, si presentano come un momento di crisi, un momento cruciale; una crisi che in un certo senso viene “sepolta” sotto il fasto delle celebrazioni – in modo da sovrastare l’estraneità della sposa.2 Un’estraneità che è strutturale in quanto data dall’appartenenza della donna a un’altra famiglia.3 Nel caso di Paula questa estraneità venne aggravata dal fatto che con il suo matrimonio con il conte Leonhard di Gorizia entrò anche in un 1. Nel corso di questo contributo parlo di Paula e non di Paola poiché nelle fonti il suo nome si trova esclusivamente nella forma «Paula». 2. Vedi M.A. Bojcov, Zum Frauenzimmer am Innsbrucker Hof Erzherzog Sigmunds, in Der Innsbrucker Hof. Residenz und höfische Gesellschaft in Tirol vom 15. bis 19. Jahrhundert, a cura di H. Noflatscher, J.P. Niederkorn, Wien 2005 (Archiv für österreichische Geschichte, 138), pp. 197-211. Bojcov descrive l’insieme dei rituali della festa di nozze come passi che portano la sposa dall’estraneità all’integrazione nella “nuova” famiglia del marito. 3. Vedi C. Nolte, «Ir seyt ein frembs weib, das solt ir pleiben, dieweil ihr lebt». Beziehungsgeflechte in fürstlichen Familien des Spätmittelalters, in Geschlechterdifferenz im interdisziplinären Gespräch. Kolloquium des Interdisziplinären Zentrums für Frauen- und Geschlechterstudien an der Ernst-Moritz-Arndt Universität Greifswald, a cura di D. Ruhe, Würzburg 1998, pp. 11-41.

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altro spazio culturale, separato dalla sua patria di origine da un’altra lingua ed altri costumi. Le nozze sono quindi soltanto l’inizio dell’integrazione della sposa nella nuova casata – un’integrazione che dovrà raggiungere altri “successi” nella vita della donna, anzitutto numerosi figli, per risultare veramente riuscita.4 Non fu certo il caso di Paula. Paula Gonzaga, ultima contessa di Gorizia, entrò nella storia con la triste fama di contessa colta e debole, vittima di un marito rozzo e violento – un matrimonio tristissimo dal quale non risultarono figli.5 La tragedia di questo matrimonio culminò nella fine della casata dei conti di Gorizia, che si estinse con la morte di Paula e Leonhard. È la fine della contea di Gorizia.6 Nel corso della mia tesi di dottorato ho ricostruito la storia di questo matrimonio sulla base di circa seicento lettere e settanta contratti, conservati negli archivi di Innsbruck7 e, per la maggior parte, nell’Archivio di Stato di Mantova.8 Seguendo questa corrispondenza, abbastanza fitta 4. Vedi K.-H. Spieß, Fremdheit und Integration der ausländischen Ehefrau und ihres Gefolges bei internationalen Fürstenheiraten, in Fürstenhöfe und ihre Außenwelt. Aspekte gesellschaftlicher und kultureller Identität im deutschen Spätmittelalter, a cura di T. Zotz, Würzburg 2004 (Identitäten und Alteritäten, 16), pp. 267-290; K. Walsh, Verkaufte Töchter? Überlegungen zu Aufgabenstellung und Selbstwertgefühl von in die Ferne verheirateten Frauen anhand ihrer Korrespondenz, in Jahrbuch. Vorarlberger Landesmuseumsverein. Freunde der Landeskunde 1991. Festschrift für Elmar Vonbank, Bregenz 1991, pp. 129-144. 5. Questa immagine si rispecchia anche nel titolo della mostra che nel 2000 venne dedicata a Leonhard e Paula: la mostra, che ebbe luogo a Schloß Bruck a Lienz, si intitolava Leonardo e Paula. Una coppia diseguale. Vedi il catalogo della mostra: 1500 circa. Leonardo e Paula. Una coppia diseguale. De ludo globi. Il gioco del mondo. Alle soglie dell’impero, GinevraMilano 2000. La nozione «coppia diseguale» («dispar coniugium») venne creata da Enea Silvio Piccolomini; Piccolomini si riferiva però ai genitori di Leonhard, Heinrich IV di Gorizia e Katharina di Gara. La disuguaglianza in questo caso era data soprattutto alla grande differenza d’età – Heinrich alle nozze aveva più di 60 anni, Katharina ne aveva appena venti. Vedi M. Pizzinini, L’ultimo secolo della contea di Gorizia, in 1500 circa. Leonardo e Paula, pp. 3-12. 6. Vedi H. Wiesflecker, Die politische Entwicklung der Grafschaft Görz und ihr Erbfall an Österreich, in «Mitteilungen des Instituts für Österreichische Geschichtsforschung», 56 (1948), pp. 329-384; M. Pizzinini, Ritratto del conte Leonardo di Gorizia e Tirolo, in Conti e cittadini. I Goriziani nel Medioevo, a cura di S. Tavano, Gorizia 2001 (La clessidra di Clio. Collana di testi e studi storici, 22), pp. 147-158. 7. Tiroler Landesarchiv. 8. ASMn, Archivio Gonzaga. Nel frattempo, la tesi è stata pubblicata, vedi C. Antenhofer, Briefe zwischen Süd und Nord. Die Hochzeit und Ehe von Paula de Gonzaga und Leonhard von Görz im Spiegel der fürstlichen Kommunikation (1473-1500), Innsbruck

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soprattutto nei primi anni del matrimonio, risultò già dagli inizi delle mie ricerche un’impressione assai diversa dal quadro ben noto: il problema fondamentale sembra essere stato la morte del padre di Paula, che avvenne pochi mesi prima delle nozze, sebbene il conte di Gorizia si mostrasse poco interessato a Paula già nel periodo del fidanzamento. Rinviò, infatti, la data delle nozze per più volte (almeno otto, come risulta chiaramente dalla corrispondenza) e la festa venne celebrata con un anno di ritardo. Il successore Federico, fratello di Paula, era più interessato alla sorte delle sue figlie e figli e non si impegnò per il pagamento della dote della sorella.9 Ci furono inizialmente problemi di valuta, il marchese poi differì per anni l’intero pagamento della dote. Dopo la morte di Federico nel 1484 suo figlio Francesco,10 marito di Isabella d’Este, ovviamente si sentì ancora meno responsabile per la zia, ormai quasi dimenticata. Leonhard a sua volta rifiutò di assicurare la dote di Paula con le rendite annuali fissate nel contratto di matrimonio e siccome la coppia non ebbe figli, Paula rimase in una situazione incerta, slegata dalle due famiglie, in una situazione quasi di “vuoto” di competenze tra due pater familias e quindi di due casate. Il conflitto venne aggravato dalla pessima salute di Paula, che già dall’infanzia soffriva di «attacchi» – accompagnati da aritmie cardiache, mal di testa, male agli occhi e vomito. In più, Paula soffriva – anche se in maniera ridotta – del “male” ereditario dei Gonzaga, la gibbosità.11 2007 (Schlern-Schriften, 336). ��������������������������������������������������������������� Due primi contributi, agli inizi della ricerca, sono stati pubblicati in lingua italiana: C. Antenhofer, Lettere tra Sud e Nord: Uno sguardo sulla corrispondenza epistolare attorno a Paula Gonzaga e Leonhard di Gorizia, in La contea dei Goriziani nel medioevo, a cura di S. Tavano, Gorizia 2002 (La clessidra di Clio. Collana di testi e studi storici, 23), pp. 207-226; C. Antenhofer, Lettere tra sud e nord: pluralità linguistica e modi di conversazione nella corrispondenza dei Gonzaga con il casato dei Gorizia, in 1500 circa. Leonardo e Paula, pp. 13-15. 9. Nel suo lavoro sugli sposalizi dei signori tedeschi Spieß mostra che questo problema si presentò spesso quando i padri morivano prima delle nozze delle figlie. I figli che succedevano ai padri erano più propensi a pagare le doti per le loro figlie e non si interessavano delle loro sorelle. Vedi K.-H. Spieß, Familie und Verwandtschaft im deutschen Hochadel des Spätmittelalters. 13. bis Anfang des 16. Jahrhunderts, Stuttgart 1993 (Vierteljahresschrift für Sozial- und Wirtschaftsgeschichte Beihefte, 111), p. 168. 10. Sui Gonzaga esiste una ricca bibliografia, mi riferisco quindi soltanto alla bibliografia presentata da Tamalio: R. Tamalio, La memoria dei Gonzaga. Repertorio bibliografico Gonzaghesco 1473-1999, Mantova 1999 (Biblioteca di bibliografia italiana, CLVIII). 11. Si è spesso detto che questa malattia sia stata portata in casa Gonzaga da Paola Malatesta, la nonna di Paula (vedi per esempio G. Amadei, E. Marani, I Gonzaga a Man-

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Insomma, la situazione di Paula non si dimostra del tutto favorevole, Paula non corrisponde però affatto all’immagine della “vittima”, né rimane sola in questo conflitto. Nei primi anni del matrimonio e fino alla sua morte, il 7 novembre 1481, sua madre Barbara, ormai vedova e non più marchesa in carica, appare come la forte alleata di Paula, pronta – come dice in una sua lettera al figlio Federico – a gettarsi nel fuoco per i suoi figli: «Tu puoi essere certo che per nostri fioli quando sentemo che siano in necessità e sentemo esser chiamate per satisfarli se gietti(ere)ssemo nel fuocho credendo potirli aiutare».12 Il conflitto si snoda intorno a quattro persone: i due pater familias, Federico e Leonhard (che “lottavano” per il pagamento della dote) e le due donne, Barbara e Paula (vedi l’albero genealogico, tav. 1). In questa situazione di crisi le due donne presero in mano le negoziazioni con i due pater familias e agirono per raggiungere le proprie mete. Emersero quindi quali donne di potere. Ho accolto l’invito a questo convegno come un’occasione di riflessione sulla domanda “in che cosa consistette il potere di queste donne e in che maniera si dimostrò”, avendo già in mente l’idea che le due donne non fossero deboli, passive etc., e al contempo, non volendo limitarmi a parlare soltanto di “potere informale”. Le mie osservazioni sono spunti di riflessione e non forniscono un quadro completo; spero comunque di poter contribuire ad una visione d’insieme più vasta nell’ambito di questo convegno. Partendo dalle riflessioni su come si possa definire il “potere”13 mi pare di poter distinguere tre aree, legate strettamente tra loro, che emergono dall’ analisi dei documenti: un potere sociale, un potere delle emozioni e un potere “discorsivo” (“retorico”) quale potere delle parole e della comunicazione. tova, Milano 1975, p. 36; G. Coniglio, I Gonzaga, Varese 1967, pp. 44-51). Due sorelle di Paula, Susanna e Dorotea, erano state rifiutate come spose dagli Sforza a causa della deformazione – anche se nel caso di Dorotea forse era soltanto un motivo pretestuoso, e le nozze probabilmente non vennero celebrate a causa di questioni politiche. Vedi L. Beltrami, L’annullamento del contratto di matrimonio fra Galeazzo Maria Sforza e Dorotea Gonzaga (1463), in «Archivio storico lombardo», 6 (1889), pp. 126-132; S. Davari, Il matrimonio di Dorotea Gonzaga con Galeazzo Maria Sforza, in «Giornale Ligustico», XVII (1890), pp. 3-43. 12. ������ ASMn, Archivio Gonzaga, b. 2103bis, c. 558, 24 novembre 1478. 13. ������������ P. Bourdieu, Language and Symbolic Power, a cura di J.B. Thompson, Cambridge 1994; R.J. Watts, Power in family discourse, Berlin [et. alt.] 1991 (Contributions to the sociology of language, 63).

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