Ritualità funeraria tra Veneto e Verucchio nell\'età del ferro: un confronto possibile? Atti della XLVIII Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Padova, 5-9 Novembre 2013, pp. 534-540, Firenze 2015

June 11, 2017 | Penulis: Patrizia von Eles | Kategori: N/A
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Deskripsi

Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria Soprintendenza per i beni archeologici del Veneto Università degli Studi di Padova

Preistoria e Protostoria del Veneto a cura di Giovanni Leonardi e Vincenzo Tiné

STUDI DI PREISTORIA E PROTOSTORIA - 2 _______________________________________ FIRENZE 2015

IL VOLUME RACCOGLIE LA RIELABORAZIONE, SOTTOPOSTA A REFEREE, DEI TESTI PRESENTATI IN OCCASIONE DELLA XLVIII RIUNIONE SCIENTIFICA DELL’ISTITUTO ITALIANO DI PREISTORIA E PROTOSTORIA, TENUTASI A PADOVA DAL 5 AL 9 NOVEMBRE 2013

Comitato Scientifico Alessandra Aspes, Elodia Bianchin Citton, Alberto Broglio, Loredana Capuis, Daniela Cocchi Genick, Filippo Maria Carinci, Giovanni Leonardi, Franco Marzatico, Marco Peresani, Luciano Salzani, Vincenzo Tiné Coordinamento Comitato Scientifico Giovanni Leonardi e Vincenzo Tiné Redazione Chiara D’Incà, Giovanni Leonardi, Maria Letizia Pulcini, Vincenzo Tiné Impaginazione e grafica Matteo Annibaletto

con il sostegno di

isbn

978-88-6045-056-2

© Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, 2015 c/o Soprintendenza Archeologia della Toscana Via della Pergola 65, 50121 Firenze www.iipp.it, email: [email protected] - [email protected] © Soprintendenza Archeologia del Veneto Via Aquileia 7, 35139 Padova © Università degli Studi di Padova Dipartimento dei Beni Culturali Piazza Capitaniato 7, 35139 Padova

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dedicato a Giulia Fogolari e a Piero Leonardi

INDICE

13 Giovanni Leonardi, Vincenzo Tiné, Premessa

Paleolitico e Mesolitico 17 Marco Peresani, Il Pa­leo­litico e il Mesolitico del Veneto 33 Alberto Broglio, Il Protoaurignaziano del Veneto nel contesto europeo 43 Federica Fontana, Antonio Guerreschi, Stefano Bertola, Maria Giovanna Cremona, Fabio Cavulli, Laura Falceri, Alessia Gajardo, Cyril Montoya, Matar Ndiaye, Davide Visentin, I livelli più antichi della serie epigravettiana “interna” di Riparo Tagliente: sfruttamento delle risorse litiche e sistemi tecnici 53 Matteo Romandini, Stefano Bertola, Nicola Nannini, Nuovi dati sul Pa­leo­litico dei Colli Berici: risultati preliminari dello studio archeozoologico e delle materie prime litiche della Grotta del Buso Doppio del Broion (Lumignano, Longare, Vicenza) 61 Rossella Duches, Michele Bassetti, Elisabetta Flor, Klaus Kompatscher, Maria Hrozny Kompatscher, Stefano Neri, Giampaolo Dalmeri, Trasformazione della mobilità epigravettiana durante il Dryas recente: nuove informazioni dalle ricerche in territorio trentino 69 Federica Fontana, Francesco Valletta, Ursula Thun Hohenstein, Stefano Bertola, Antonio Guerreschi, Gabriella Petrucci, Sara Zanini, Maria Chiara Turrini, Il sito VF1 settore III di Mondeval de Sora (San Vito di Cadore, Belluno): nuovi dati sull’occupazione mesolitica delle Dolomiti bellunesi

Neolitico 79 Vincenzo Tiné, Il Neo­litico in Veneto 95 Annaluisa Pedrotti, Paola Salzani, Fabio Cavulli, Martina Carotta, Diego Angelucci, Luciano Salzani, L’insediamento di Lugo di Grezzana (Verona) nel quadro del primo Neolitico padano alpino 109 Mauro Rottoli, Fabio Cavulli, Annaluisa Pedrotti, L’agricoltura di Lugo di Grezzana (Verona): considerazioni preliminari 117

Vincenzo Tiné, Paola Mazzieri, Nicola Dal Santo, Fiorenzo Fuolega, Il villaggio neolitico del Dal Molin a Vicenza

129 Vincenzo Tiné, Elena Natali, Luca Sciola, Nicola Dal Santo, Fiorenzo Fuolega, Il sito del Neolitico recente e finale di Castelnuovo di Teolo (Padova). Nuovi dati 139 Maria Angelica Borrello,“Chassey”, “Lagozza” e “Chassey/Lagozza”: nuove osservazioni su materiali ceramici del Veneto

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INDICE

Eneolitico 147 Daniela Cocchi Genick, Le evidenze venete nel quadro dell’Eneolitico dell’Italia settentrionale 157 Elodia Bianchin Citton, Claudio Balista, Alex Fontana, Nicoletta Martinelli, Carlo Mondini, Umberto Tecchiati, Il sito del Col del Buson (Belluno) nella Valle dell’Ardo: aspetti geomorfologici, strutturali, culturali e paleoeconomici delle stratificazioni dell’Età del rame 169 Paola Salzani, La piattaforma triangolare di Arano (Cellore di Illasi, Verona) nel quadro dei contesti cultuali dell’Età del rame dell’Italia settentrionale 177

Marco Baioni, Cristina Longhi, Claudia Mangani, Nicoletta Martinelli, Cristiano Nicosia, Maria Giuseppina Ruggiero, Paola Salzani, La palafitta del Corno di Sotto (Desenzano del Garda, Brescia) nell’ambito dello sviluppo dei primi insediamenti palafitticoli del lago di Garda

187

Christian Jeunesse, L’Italie et l’émergence de l’idéologie du guerrier dans la seconde moitié du 4ème millénaire av. J.-C.

Età del bronzo 201 Michele Cupitò, Giovanni Leonardi, Il Veneto tra Bronzo antico e Bronzo recente. 241

Luigi Fozzati, Giovanni Leonardi, Nicoletta Martinelli con il contributo di Alessandra Aspes, Claudio Balista, Federica Gonzato, Luciano Salzani, Wetlands. Palafitte e siti umidi nell’Età del bronzo del Veneto: territori e cronologia assoluta

251 Elodia Bianchin Citton, Il Bronzo finale nel Veneto: dinamiche insediative e gestione del territorio 267

Luciano Salzani, Le documentazioni funerarie dell’Età del bronzo finale nel Veneto

271 Ivana Angelini, Gilberto Artioli, Paolo Nimis, Igor Villa, La metallurgia preistorica del rame nell’Italia nord-orientale: quadro d’insieme e recenti sviluppi 279 Raffaele C. de Marinis, Marta Rapi, Luciano Salzani, Gianpaolo Spinelli, L’abitato dell’antica Età del bronzo di Canàr (Castelnovo Bariano, Rovigo) 289 Paola Salzani, Luciano Salzani, Irene Dori, Silvia Bortoluzzi, Silvia Boccone, Jacopo Moggi Cecchi, La necropoli del Bronzo antico di loc. Arano, Cellore di Illasi, Verona (2007) 295 Michele Cupitò, Damiano Lotto, Alessandro Facchin, Dinamiche di popolamento e modelli di organizzazione del territorio nella bassa pianura veneta compresa tra Adige e Tagliamento durante l’Età del bronzo 307 Armando De Guio, Claudio Balista, alessandro Vanzetti, Andrea Betto, Claudio Bovolato, Progetto AMPBV e “off-site power”: linee di un percorso critico di complessità sociale 321 Marco Bertolini, Sara Zanini, Ursula Thun Hohenstein, Nuovi dati sullo sfruttamento e gestione delle risorse animali tra il Bronzo antico ed il Bronzo recente nei territori del mediobasso Veronese e il basso Polesine 327 Alessandro Canci, Michele Cupitò, Maria Letizia Pulcini, Luciano Salzani, Gino Fornaciari, Mary Anne Tafuri, Gianpiero Dalla Zuanna, La necropoli della media e recente Età del bronzo di Olmo di Nogara (Verona). Risultati della ricerca osteoarcheologica, paleochimica e paleodemografica 341 Raffaele C. de Marinis, Aspetti della transizione Bronzo medio-Bronzo recente in area padana 349 Maurizio Cattani, La circolazione dei modelli ceramici tra Romagna e Veneto durante l’Età del bronzo 357 Michele Cupitò, Giovanni Leonardi, Elisa Dalla Longa, Cristiano Nicosia, Claudio Balista, Marta Dal Corso, Wiebke Kirleis, Fondo Paviani (Legnago, Verona): il central place della polity delle Valli Grandi Veronesi nella tarda Età del bronzo. Cronologia, aspetti culturali, evoluzione delle strutture e trasformazioni paleoambientali

INDICE

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377 Marco Bettelli, Michele Cupitò, Sara T. Levi, Richard Jones, Giovanni Leonardi, Tempi e modi della connessione tra mondo egeo e area padano-veneta. Una riconsiderazione della problematica alla luce delle nuove ceramiche di tipo miceneo di Fondo Paviani (Legnago, Verona) 389 Jacopo De Grossi Mazzorin, Fondo Paviani e Frattesina: economia animale di due central places della tarda Età del bronzo veneta 401

Katalin Jankovits, Dati sui rapporti fra l’area danubiano-carpatica e l’Italia nord-orientale nella tarda Età del bronzo

409 Giovanni Leonardi, Giovanni Tasca, David Vicenzutto, Pani a piccone, palette a cannone e asce tipo Ponte S. Giovanni: quale ruolo nelle direttrici della metallurgia del Bronzo finale? 419 Paolo Bellintani, Luciano Salzani, Gianni de Zuccato, Marilena Leis, Carmela Vaccaro, Ivana Angelini, Chiara Soffritti, Marco Bertolini, Ursula Thun Hohenstein, L’ambra dell’insediamento della tarda Età del bronzo di Campestrin di Grignano Polesine (Rovigo) 427 Anna Maria Bietti Sestieri, Paolo Bellintani, Luciano Salzani, Ivana Angelini, Barbara Chiaffoni, Jacopo De Grossi Mazzorin, Claudio Giardino, Massimo Saracino, Fiammetta Soriano, Frattesina: un centro internazionale di produzione e di scambio nell’Età del bronzo del Veneto 437 Andrea Cardarelli, Claudio Cavazzuti, Francesco Quondam, Loretana Salvadei, Luciano Salzani, Le necropoli delle Narde di Frattesina: proposta per una lettura delle evidenze demografiche, rituali e sociali a partire dai dati archeologici e antropologici

Età del ferro 449

Loredana Capuis, Giovanna Gambacurta, Il Veneto tra il IX e il VI secolo a.C.: dal territorio alla città

461 Elodia Bianchin Citton, Claudio Balista, Gaspare De Angeli, L’abitato protostorico di Montagnana-Borgo S. Zeno (Padova): aggiornamento dei dati paleoambientali in relazione alle diverse fasi insediative 469 Anna Angelini, Giovanni Leonardi, Castel de Pedena (San Gregorio nelle Alpi, Belluno): abitato d’altura in territorio di frontiera 479 Mara Migliavacca, Tra Età del bronzo ed Età del ferro nelle Prealpi venete occidentali: alla scoperta dei diversi tipi di sfruttamento dei paesaggi montani 487 Franco Marzatico, Vicini e lontani: rapporti culturali fra mondo alpino orientale e Veneto nella prima Età del ferro 499 Mariolina Gamba, Luca Millo, Angela Ruta Serafini, Diego Voltolini, Ritualità funeraria a Padova agli inizi dell’Età del ferro 507 Federica Gonzato, Fabio Saccoccio, Luciano Salzani, Alessandro Vanzetti, Il polo di Gazzo Veronese tra Bronzo finale e primo Ferro 515 Federica Candelato, Federica Gonzato, Alessandro Guidi, Luciano Salzani , Massimo Saracino, Il centro di Oppeano (Verona): recenti acquisizioni dalle aree Montara, ex-Fornace e le Fratte 527 Elena Maria Menotti, L’abitato veneto del Castello di Castiglione Mantovano: le fasi più antiche 533 Raffaella Angelini, Laura Bentini, Elena Rodriguez, Patrizia von Eles, Ritualità funeraria tra Veneto e Verucchio (Rimini) nell’Età del ferro: un confronto possibile? 541 Anna Dore, Forme di contatto fra Bologna e ambito veneto nel corso della prima Età del ferro: riflessioni a partire dai materiali della necropoli villanoviana Benacci di Bologna

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INDICE

549 Giulia Olmeda, Benedetta Prosdocimi, Ivana Angelini, Michele Cupitò, Gianmario Molin, Giovanni Leonardi , Archeologia e archeometria delle perle in vetro della necropoli patavina del CUS-Piovego (VI-IV secolo a.C.). Osservazioni sulla tecnologia del vetro in Veneto nella piena Età del ferro 559

Programma della Riunione Scientifica

BREVI NOTE

(nel cd allegato al volume)

Paleolitico e Mesolitico 569

Giorgio Chelidonio, Monti Lessini e Monte Baldo, tracce di frequentazioni a quote superiori ai 1000 m slm riferibili al Paleolitico medio

575

Fabio Cavulli, Francesco Carrer, Federica Fontana, Davide Visentin, Annaluisa Pedrotti, “Archeologia totale” nel territorio di alta quota delle antiche Regole del Cadore (Belluno)

Neolitico 585 Emanuela Gilli, Chiara Conci, Nuovi dati sul Neolitico nell’alto Trevigiano: evidenze del Neolitico dalla collina di Montebelluna e dal Montello (Treviso) 593 Fabio Cavulli, Diego Angelucci, Annaluisa Pedrotti, Nuovi dati sui complessi strutturali in elevato di Lugo di Grezzana (Verona) 599 Annalisa Costa, Fabio Cavulli, Annaluisa Pedrotti, Le strutture di combustione in fossa dell’insediamento di Lugo di Grezzana (Verona) 605 Angela Maccarinelli, Stefano Marconi, Annaluisa Pedrotti, I resti faunistici dell’insediamento del Neolitico antico di Lugo di Grezzana (Verona) 611 Fabio Santaniello, Stefano Grimaldi, Annaluisa Pedrotti, Analisi dei cambiamenti tecnoeconomici nel Nord-Est italiano tra Neolitico antico e Neolitico medio: studio tecno-funzionale dell’industria litica dei siti La Vela (Trento) e Lugo di Grezzana (Verona) 619 Fabio Cavulli, Francesco Carrer, Paolo Fedele, Giovanni Valt, Stefano Bertola, Piergiorgio Cesco Frare, Gabriele Fogliata, Annaluisa Pedrotti, Recenti rinvenimenti di cuspidi a ritocco piatto coprente in alta quota dal territorio bellunese: Lastoni del Formin e Malga Pradazzo 625 Paola Basoli, Alba Foschi Nieddu, Sergio Ginesu, Fiammetta Russo, Influssi della cultura del “Vaso a Bocca Quadrata” nel Neolitico medio e recente della Sardegna 633 Alessandro Facchin, Giovanni Tasca, Frammenti del Neolitico recente da Quarto d’Altino (Venezia), località Ca’ Ruger 639

Cinzia Rossignoli, Elda Pujatti, David Vicenzutto, Paolo Reggiani, L’insediamento tardoneolitico di Concordia Sagittaria (Venezia), località Loncon

647 Marisa Agrostelli, Alex Fontana, Umberto Tecchiati, Castelnuovo di Teolo (Padova), scavi 2011. I dati archeobotanici e faunistici 653

Luca Sciola, Aspetti di derivazione “orientale” tra Tardoneolitico e prima Età del rame in Veneto e Friuli

657

Emanuela Gilli, Luca Rinaldi, Nuovi esemplari di pugnali litici dalla collina di Montebelluna e dal Montello (Treviso)

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Età del bronzo 665

Katalin Jankovits, Elisa Dalla Longa, Il pendaglio in osso della palafitta di Canàr di S. Pietro Polesine (Rovigo). Inquadramento tipocronologico e culturale nel contesto dei rapporti tra area padana e area carpatico-danubiana durante il Bronzo antico

671

Gian Paolo Spinelli, Fusarola decorata dal sito di Canàr (Castelnovo Bariano, Rovigo), – Bronzo Antico, BA II

675

Gian Paolo Spinelli, Lisciatoi su ciottolo dal sito di Canàr (San Pietro Polesine, Rovigo). Bronzo Antico BA IC

679 Martina Benati, Giovanni Ridolfi, Luciano Salzani, L’abitato dell’Età del bronzo di Ale di Pol (Bussolengo, Verona) 683 Anna Consonni, Sommacampagna (Verona), piazza Castello, scavi 2002: i materiali dell’Età del bronzo 689 Alessandro Facchin, Massimiliano Fagan, Giovanni Tasca, Rinvenimenti dell’Età del bronzo in Via Colombera, Quarto d’Altino (Venezia) 695

Jonas Danckers, Ancora sulle origini delle terramare… Alcune riflessioni sulla comparsa dei siti arginati nella pianura padana centrale durante il Bronzo medio

701 Cristiano Nicosia, Analisi micromorfologiche nel sito arginato di Fondo Paviani (Legnago, Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012 707

Marta Dal Corso, Wiebke Kirleis, Analisi palinologica del bacino umido a N-E del sito arginato di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012

715

Paola Cisotto, La malacofauna del sito dell’Età del bronzo di Fondo Paviani (Legnago, Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012

721 Claudio Balista, Fiorenza Bortolami, Fiorenzo Fuolega, Giovanna Gambacurta, Marco Marchesini, Erika Valli, Il sito dell’Età del bronzo medio-recente corrispondente all’antica Adria (Rovigo) in località Amolaretta 729 Maurizio Cattani, Orsola Pellegrino, La ceramica appenninica e le sintassi decorative tra Romagna e Veneto 735

Gaia Pignocchi, Mara Silvestrini, Le Marche e l’area terramaricola: elementi di confronto nella ceramica da Moscosi di Cingoli e Cisterna di Tolentino (Macerata)

741 Veronica Groppo, Luca Rinaldi, Giovanni Tasca, Alessandro Asta, Dolo (Venezia). Un nuovo sito del Bronzo recente: dati preliminari 747 Alberto Balasso, Stefania Bonato, Mara Migliavacca, Antonio Persichetti, Stefano Tuzzato, Maria Cristina Vallicelli, Nuova Superstrada Pedemontana Veneta: testimonianze di insediamenti dell’Età del bronzo nell’alta pianura vicentina 753 Giovanni Tasca, David Vicenzutto, Asce di tipologia centro-europea in Veneto tra la fine del Bronzo medio e il Bronzo finale 759

Alessandro Canci, Maria Letizia Pulcini, Michele Cupitò, Luciano Salzani, Lesioni da freccia nella necropoli dell’Età del bronzo di Olmo di Nogara (Verona)

765

Maria Letizia Pulcini, Michele Cupitò, Luciano Salzani, Alessandro Canci, Evidenze di stress biomeccanico da fatica conseguente ad attività occupazionali nella necropoli dell’Età del bronzo di Olmo di Nogara (Verona). La diffusione della spondilolisi nei resti scheletrici femminili

771 Emanuela Faresin, Giuseppe Salemi, Luciano Salzani, Alessandro Canci, Acquisizione, gestione ed elaborazione computerizzata di superfici ossee per l’estrazione di caratteristiche biometriche nei resti scheletrici umani di Olmo di Nogara (Verona) 777

Luciano Salzani, Roberta Donati, Emanuela Gualdi-Russo, Dati antropologici preliminari su alcune sepolture del Bronzo recente provenienti dalla necropoli di Castello del Tartaro (Verona)

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INDICE

781 Vanessa Baratella, Michele Cupitò, Le tombe a incinerazione della necropoli di Olmo di Nogara (Verona). Una revisione cronologica dei materiali ceramici 789

Giovanni Magno, Maria Letizia Pulcini, Luciano Salzani, Alessandro Canci, I resti cremati della necropoli di Olmo di Nogara (Verona): applicazione di nuove metodologie di analisi

793 Claudio Cavazzuti, † Loretana Salvadei, Luciano Salzani, Analisi antropologiche sui resti cremati della necropoli del Bronzo medio e recente di Scalvinetto di Legnago (Verona) 799

David Vicenzutto, Giovanni Tasca, La forma di fusione per ascia/paletta e pendaglio da Frattesina. Inquadramento tipo-cronologico e osservazioni sui rapporti tra Polesine e Romagna nel Bronzo finale

805 Nuccia Negroni Catacchio, Nuovi dati sui vaghi tipo Tirinto e Allumiere, nel quadro della Protostoria del Venetorum Angulus 811

Laura Pau, Elementi di confronto fra il Mantovano e l’area veneta durante il Bronzo finale: il caso studio del complesso insediativo di Casalmoro

817 Valentina Donadel, Sacca di Goito (Mantova), un sito mantovano di facies protovillanoviana padana 823 Anna Angelini, Italo Bettinardi, Cristiano Nicosia, Analisi micromorfologiche e formazione dei depositi presso l’abitato d’altura di Castel de Pedena (San Gregorio nelle Alpi, Belluno) 829

Fabrizio Berto, Mauro Rottoli, Agricoltura e raccolta in un insediamento del Bronzo recente della pianura veronese. Il “pozzetto” US 317 di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012

833

David Vicenzutto, Elisa Dalla Longa, Ivana Angelini, Gilberto Artioli, Paolo Nimis, Igor M. Villa, I manufatti in bronzo del sito arginato di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Inquadramento tipocronologico e analisi archeometriche

839

Michele Cupitò, Ivana Angelini, Gilberto Artioli, Paolo Nimis, Igor M. Villa, Il torques tipo Canegrate di Fondo Paviani (Verona) alla luce delle indagini archeometriche

845

Silvia Marcon, Claudio Mazzoli, Le forme di fusione di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Caratterizzazione tipologica e petrografica

849

Antonio Strafella, Michele Cupitò, Ivana Angelini, Massimo Vidale, Le ambre di Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Inquadramento tipocronologico, analisi archeometriche e analisi paleotecnologica

855

Michele Cupitò, Ivana Angelini, Elisa Dalla Longa, Nuovi manufatti in materiale vetroso da Fondo Paviani (Verona) – Scavi Università di Padova 2007-2012. Tipocronologia e analisi archeometriche

861

Elisa Dalla Longa, Michele Cupitò, Massimo Vidale, Sara Tiziana Levi, Giuseppe Guida, Maurizio Mariottini, Valentina Cannavò, Nuove ceramiche con decorazione di tipo appenninico da Fondo Paviani (Verona) – Ricerche Università di Padova 2007-2012. Inquadramento tipocronologico e indagini archeometriche

867

Ilaria Pantano, Michele Cupitò, Torques e armille di tipologia occidentale in ambito palafitticolo-terramaricolo veneto nel Bronzo recente

875

Katalin Jankovits, Michele Cupitò, Ilaria Albertini, Il getto di fusione per puntali di spilloni o pendagli con terminazione “a mezzaluna” di tipologia danubiano-carpatica da Peschiera“Palafitta Centrale”. Osservazioni preliminari

881 Anna Angelini, Ivana Angelini, Gilberto Artioli, Paolo Nimis, Igor Villa, Tipologia e archeometria dei bronzi di Castel de Pedena (San Gregorio nelle Alpi, Belluno) 887 Valentina Donadel, Marta Tenconi, Tipologia e archeometria delle ceramiche Luco/Laugen a Castel de Pedena (San Gregorio nelle Alpi, Belluno) 893 Massimo Saracino, Michele Baldo, Lara Maritan, Claudio Mazzoli, ArcheomGIS: approccio GIS allo studio archeometrico della ceramica protostorica del Veneto

INDICE

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Età del ferro 901

Luca Millo, Diego Voltolini, La ritualità funeraria dei Veneti antichi: il fenomeno delle riaperture a Padova nell’VIII secolo a.C.

909 Debora Trevisan, Fabio Saccoccio, I siti di Coazze, Sorgà-Tione e Moratica (Verona): storia degli studi e materiali inediti dai Musei di Bologna, Parma e Mantova 915 Anna Angelini, Ivana Angelini, Gilberto Artioli, Paolo Nimis, Giovanni Tasca, Igor Villa, David Vicenzutto, Una nuova ascia vicina al tipo Ponte S. Giovanni da Cesiomaggiore (Belluno). Inquadramento tipocronologico e analisi archeometriche 921 Giulia Rinaldi, Umberto Tecchiati, Castel de Pedena (San Gregorio nelle Alpi, Belluno): i resti faunistici di un abitato d’altura alpino tra Età del bronzo ed Età del ferro 927 Fabrizio Berto, Elisabetta Castiglioni, Mauro Rottoli, Il castelliere di Castel de Pedena (San Gregorio nelle Alpi, Belluno): un sito per comprendere le modificazioni agronomiche tra Età del bronzo ed Età del ferro? 931 Martina De March, Giulia Rinaldi, Umberto Tecchiati, Resti faunistici della prima Età del ferro dal sito di Laion Kofler Moos (Bolzano): risultati preliminari 937 Benedetta Prosdocimi, Marta Tenconi, Le olle ad orlo appiattito in Veneto nella prima Età del ferro nel contesto dei rapporti con il Friuli-Venezia Giulia. Studio archeologico e archeometrico 943 Mariolina Gamba, Nicola Pagan, Diego Voltolini, Vicenza, Palazzo Da Porto - Colleoni: scavi 2010-2011. La sequenza stratigrafica preromana 951

Luciano Salzani, Un altro elmo da Oppeano (Verona)

953

Luciano Salzani, Massimo Saracino, L’area artigianale in località ex Fornace di Oppeano (Verona): le fornaci per ceramica

959

Luciano Salzani, Federica Santinon, La fornace di San Giorgio di Valpolicella (Verona)

Studi di Preistoria e Protostoria - 2 - Preistoria e Protostoria del Veneto - 2015 - pp. 533-540

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Raffaella Angelini* - Laura Bentini** - Elena Rodriguez*** - Patrizia von Eles****

Ritualità funeraria tra Veneto e Verucchio (Rimini) nell’Età del ferro: un confronto possibile? _____________________________________________________________________________________________ RIASSUNTO - Ritualità funeraria tra Veneto e Verucchio (Rimini) nell’Età del ferro: un confronto possibile? - L’intervento si propone di individuare alcuni elementi nell’ambito delle scelte legate alla ritualità funeraria da parte della comunità villanoviana di Verucchio (limitatamente al segmento di comunità che si rispecchia nelle necropoli finora indagate). Alcuni aspetti della ritualità sembra possano essere messi a confronto con la realtà del Veneto, ma possibilità e significati di un confronto vanno verificati anche tenendo conto dell’articolazione cronologica. L’analisi prende in considerazione dati topografici generali e altri legati in particolare alle necropoli Lippi e Lavatoio, le più consistenti e meglio indagate. Integrando dati geomorfologici e topografici, analisi delle strutture sepolcrali, attribuzione cronologica delle sepolture e determinazioni antropologiche sembra possibile individuare una struttura sociale basata su gruppi familiari élitari a partire da una fase molto precoce, da collocare nella fase Primo Ferro I. Nello studio della organizzazione spaziale delle sepolture (all’interno e all’esterno del cinerario) riteniamo indispensabile un sistema di codificazione degli spazi ai fini di un’analisi sistematica della dislocazione rituale delle varie categorie di beni di corredo. Vengono confrontati, tra il Veneto e Verucchio, alcuni aspetti del rito funebre che possono o meno assumere valenze simili (privato/ pubblico versus realtà individuale/rappresentazione simbolica). Tra questi la questione della riapertura delle tombe, la “vestizione” dei cinerari, le modalità di gestione degli ustrina e della “terra di rogo”, i diversi trattamenti dei resti ossei, le sepolture multiple o in relazione tra loro, particolari elementi del corredo come gli strumenti da tessitura/filatura e quelli da bardatura. SUMMARY - Iron age funerary rites in Verucchio (Rimini) and Veneto: a possible comparison? - Aim of this contribution is to analyze some elements of the funerary rites adopted by the segments of the villanovan community that buried their dead in the presently known necropoleis. Some aspects can be compared with the cultural reality of Veneto in Iron Age, but comparisons and interpretations must be discussed also considering chronological aspects. We take into account general topographic data and other aspects concerning Lippi and Lavatoio necropoleis that have been more extensively explored. Geomorphologic and topographic data are examined relating them to funerary structures, burials chronology and anthropological studies of cremated remains. A social structure based on gentilicial groups can be recognized at a very early stage to be dated in phase Early Iron Age I. Studying burials spatial arrangements, inside and outside the cinerary urn, is essential and a coded spatial system is a necessary basis for a systematic analysis of how different categories of gravegoods are ritually dealt with. We compare, in Veneto and Verucchio, some aspects of funeral rites. Many funerary aspects may, or may not, take on in different cultural areas, similar meanings (private/public versus real personal individuality/symbolic representation). Among them burial reopenings, “urn dressing”, ways to deal with ustrina and “terre di rogo”, different treatments of cremated bones, multiple or closely related burials, significant elements of funerary equipment such as weaving tools or horse harnessing.

Il tema della ritualità funeraria da parte della comunità villanoviana di Verucchio è già stato ripetutamente Collaboratore Museo Civico Archeologico di Verucchio; e-mail: [email protected] *

Museo Civico Archeologico di Bologna; e-mail: [email protected] **

Museo Civico Archeologico di Verucchio; e-mail: [email protected] tin.it ***

Già Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna; e-mail: [email protected] ****

trattato dal nostro gruppo di ricerca in occasioni recenti (von Eles 2006; Bentini et alii cds a-b). L’intervento si propone di individuare alcuni elementi nell’ambito delle scelte legate alla ritualità per verificare entro quali limiti sia possibile, anche in considerazione dei fattori cronologici, un confronto con la ritualità funeraria del Veneto, premettendo che alcune questioni sono ancora da considerare totalmente “aperte”. I dati da noi analizzati si riferiscono al segmento di comunità che si rispecchia nelle necropoli finora indagate per le quali abbiamo preso in considerazione i ri-

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ferimenti topografici generali, l’analisi delle strutture funerarie, le loro relazioni, l’articolazione delle deposizioni doppie o multiple nonché alcune scelte relative ai corredi. La collocazione delle necropoli finora individuate a Verucchio, è certamente strutturata fin dal IX secolo in funzione di una organizzazione territoriale a controllo delle vie di accesso al pianoro di Pian del Monte (von Eles, Pacciarelli cds). Non si tratta di una organizzazione di tipo urbano, come forse in Veneto, ma piuttosto dell’ insediamento di diversi gruppi a controllo delle vie di comunicazione. L’analisi della distribuzione topografica delle tombe all’interno dei sepolcreti è particolarmente utile per la necropoli Lippi per la quale è stato possibile ricostruire la pianta di tutti gli scavi dal 1893 a oggi. L’elaborazione della planimetria - in relazione alla distribuzione cronologica - evidenzia come le tombe più antiche (IX secolo a.C.) siano assai distanti tra loro e costituiscano i nuclei iniziali attorno a cui vanno successivamente ad aggregarsi le tombe più tarde. La composizione dei gruppi, che vedono mescolanza di generi ed età e in alcuni casi già nel IX secolo di tombe femminili con struttura e/o corredi particolarmente significativi, portano a considerare questi “raggruppamenti” espressione di una precoce articolazione per famiglie gentilizie (von Eles 2013). È quindi palese fin dall’inizio, da una parte, la pianificazione territoriale con destinazione sepolcrale di una vasta area e, contemporaneamente, la allocazione di lotti familiari. Si può comunque osservare una maggiore densità di tombe della prima e seconda fase nell’area più settentrionale e uno sviluppo successivo delle aree verso E-S/E. Delle strutture funerarie diremo fra breve, qui occorre però precisare che, anche se con elementi oggi per lo più non conservati e/o visibili, i limiti delle zone di pertinenza e la posizione delle singole sepolture dovevano rimanere visibili a lungo dato che solo molto raramente si verificano casi di interferenza con deposizioni precedenti. Essenziale ci sembra una analitica e sistematica valutazione della organizzazione dello spazio funerario, e a tal fine abbiamo ragionato su una classificazione delle strutture tombali (Boiardi, von Eles 2006; Ghini et alii cds b). Queste, spesso definite genericamente pozzetti o pozzetti con nicchia (o risega o gradone), in realtà presentano una casistica estremamente varia (fig. 1). La “codificazione” degli spazi interni distingue l’esterno della sepoltura e una articolazione interna in qualche modo considerata un parallelo “verticale” degli spazi “orizzontali” in una tomba a camera. All’interno di ogni ambito spaziale vengono distinte le posizioni ricorrenti di collocazione dei materiali (fig. 2A). La codificazione degli ambiti spaziali assieme al riconoscimento di categorie di materiali, distinti per fun-

zione, specificamente nell’ambito della ritualità funeraria, ci ha permesso di elaborare una tabella di tipo quantitativo-combinatorio, funzionale ad una analisi dell’utilizzo degli spazi diversi (fig. 2B). La questione delle tombe contenenti più individui nello stesso cinerario si lega strettamente a quella della struttura delle sepolture e, in una lettura in parallelo tra Verucchio e la realtà veneta, rappresenta un elemento di differenza sicuramente non marginale. L’incidenza di tombe che contengono più individui, seppur non frequentissima, è tuttavia significativa. I dati antropologici e ar­cheo­logici, analizzati separatamente, mostrano una consistente differenza tra necropoli Lippi e Le Pegge da un lato e necropoli Moroni dall’altro1. I casi accertati antropologicamente di doppie deposizioni riguardano anche alcune sepolture scavate recentemente e di cui è stata curata anche la stratigrafia interna al cinerario, che non ha rilevato separazioni tra gli individui deposti e neppure casi di riapertura dei pozzetti. Per quanto riguarda le doppie deposizioni in cinerari distinti, Gentili segnala pochi casi di pozzetti con due ossuari, peraltro di difficile lettura stratigrafica e non solo dalla necropoli Lippi (Gentili 1985, p. 65, fig. 22; 2003, p. 232, fig. 51), che si potrebbero pensare confrontabili con i casi in Veneto della tomba dei vasi Borchiati o Benvenuti 278 (Gamba, Gambacurta 2010; Capuis, Chieco Bianchi 2013, p. 61). Nessun caso del genere è però stato riscontrato nelle campagne di scavo 2005-2009. Coppie di tombe certamente in relazione fra loro e anche di altissimo rango come la Marecchiese B/1971 e l’adiacente t. 32/2006, mantengono ognuna la propria individualità: molto vicine ma nettamente distinte, ciascuna con struttura estremamente complessa ed entrambe con trono. La casistica delle tombe affiancate o comunque in stretta relazione è varia: evidente accostamento di pozzetti (Gentili 2003, p. 61, fig. 10); pozzetti affiancati, in cui le deposizioni vengono palesemente tenute distinte, addirittura con una grande lastra litica (Ibid., p. 232, fig.51); pozzetti affiancati la cui distinzione si nota nella presenza di segnacoli individuali e nel diverso livello del fondo e della terra di rogo (Ibid., p. 130, fig. 25). Il medesimo atteggiamento di “rispetto” di ogni deposizione è evidente anche nei pochi casi che mostrano una intenzionale sovrapposizione delle deposizioni nel medesimo pozzetto, casi in cui il cinerario sovrapposto ad un biconico non ha neppure interferito con il tessuto che lo ricopriva (Gentili 2003, p. 207, fig. 48);   Le tombe con più individui antropologicamente determinati presentano percentuali abbastanza simili nelle necropoli Lippi (13,82%) e Le Pegge (12,50%) e notevolmente superiori nel sepolcreto Moroni (30,77%). È significativo che la stessa differenza si riscontri anche nelle tombe con oggetti (+ di 1) ar­cheo­logicamente riferibili a individui di genere diverso: Lippi (3,54%), Le Pegge (4,16%), Moroni (16,21%). 1

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Fig. 1 - Casistica delle principali strutture sepolcrali attestate a Verucchio.

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Fig. 2 - A. Schema codifica dell’organizzazione spaziale interna alla tomba; B. Compilazione della tabella relazioni spazio-corredo.

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esistono casi di situazioni più complesse con gruppi di tombe probabilmente in relazione tra loro e deposte a poca distanza di tempo ma anche in momenti successivi (Ibid., p. 182, fig. 40). Dai nuovi scavi 2005-2009 non è neppure emersa alcuna evidenza stratigrafica di riaperture di deposizioni. Dopo lo studio delle colleghe venete sulla tomba dei Vasi Borchiati di Padova abbiamo voluto “rivisitare” i resti ceramici frammentati e/o defunzionalizzati inclusi in tombe “doppie” per verificare se si trattasse di corredi duplicati e rideposti dopo una nuova deposizione, ma il risultato è stato assolutamente negativo. L’importanza della sepoltura individuale è indirettamente documentata anche dal numero notevole di bambini che ricevono una sepoltura distinta. Ciò avviene a partire dagli inizi dell’VIII (forse fine IX) secolo e continua fino alla fase finale di metà VII, a differenza di quanto si riscontra in Veneto nella necropoli Emo dove i bambini sepolti individualmente diminuiscono fino a mancare del tutto dopo la metà dell’VIII secolo2. Pochi sono i pozzetti (sia dagli scavi Gentili che dalle nuove campagne 2005-2009) in cui sono deposti più contenitori (dolii o casse lignee) ciascuno con un cinerario, ossa e corredo personale distinti (fig. 3). Anche la terra di rogo è quasi sempre distinta e nel caso di un unico accumulo di terreno combusto ciò sembra dovuto ad una contemporanea cerimonia funebre che ha riguardato i due individui. Dal punto di vista della gestione degli esiti del rogo funebre si possono osservare alcune differenze tra Verucchio e il Veneto. In particolare a Verucchio, a differenza di quanto avviene in Veneto, i resti cremati non vengono lavati e sono mescolati alle ceneri; sono raccolti selettivamente, ma in modo tale da vedere comunque la presenza di tutti i distretti ossei (Onisto, Marzi cds); la terra di rogo viene deposta esclusivamente all’interno dei pozzetti, spesso dentro al contenitore (dolio o cassetta lignea), raramente entro il cinerario. In Veneto invece la gestione della terra di rogo è diversa, anche se si riscontrano differenze tra i diversi contesti: la terra di rogo compare all’interno delle sepolture nelle fasi iniziali della necropoli Emo, in altri contesti padovani è prevalentemente fuori dei pozzetti e questa sembra la regola a Este, dove è deposta costantemente all’esterno della tomba e anche in pozzetti specifici accuratamente chiusi (Gambacurta, Ruta Serafini 1998, pp. 76-77). Anche nell’ambito degli attributi di rango si possono cogliere differenze significative tra Veneto e Verucchio. Ne citiamo alcune.   Dobbiamo le informazioni sulla necropoli Emo alla cortesia di Mariolina Gamba; si veda per notizie preliminari Voltolini 2013a-d e quanto reso noto in questo volume. 2

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Fig. 3 - Tomba Lippi 64A e 64B/2008 a pozzetto unico con due cassette lignee.

L’uso di cinerari bronzei è documentato a Verucchio solo alla fine dell’VIII secolo. In questo momento, circa il 10% di sepolture, tutte maschili con un’unica eccezione3, presenta un cinerario bronzeo, prevalentemente una grande situla4. Si tratta di tombe distribui­ te selettivamente solo in alcuni “gruppi”, nonostante la “crescita” uniforme della necropoli in questa fase. Non confrontabile per motivi cronologici è l’uso del vaso di bronzo come contenitore del cinerario fittile di donne e bambini, documentato in Veneto dopo la fine del VII secolo (Capuis, Chieco Bianchi 2013, p. 63) quando oramai l’esperienza del villanoviano verucchiese si è conclusa. Altra differenza significativa riguarda le testimonianze relative all’uso del cavallo molto più frequenti a Verucchio rispetto ad altri contesti dell’Età del ferro italiana. Ci riferiamo all’uso del cavallo e/o del carro e non certo al significato rituale degli equini, peraltro notoriamente presente a Verucchio con due inumazioni multiple di cavalli nella necropoli Lippi5. Morsi, bardature, parti di carro sono presenti a Verucchio in 160 tombe a partire almeno dalla metà dell’VIII sec. a.C. L’uso dei carri riguarda un numero eccezionalmente alto di donne. Da rilevare anche il fatto che i morsi sembrano collegati prevalentemente all’uso del carro: sono generalmente attestati in coppie (deposte insieme e talvolta duplicate per la rappresentazione simbolica). A differenza di quanto avviene a Este (a Padova i morsi risultano completamente assenti) solo   Il cinerario di bronzo è attestato, per ora, solo in una tomba femminile, la t. Lippi 47/1972. 3

  Nelle necropoli di Verucchio l’ossuario in lamina di bronzo è presente solamente in 14 sepolture, 13 delle quali assegnabili cronologicamente alla fase dell’orientalizzante antico e alla prima metà del VII sec. a.C. La forma maggiormente documentata è la situla di grandi dimensioni - 7 esemplari -, deposta in 6 casi entro un dolio fittile (Le Pegge 16/1970, Lippi B/1971, Lippi 47/1972, Lippi 56/1972, Lippi 35/2006, Lippi 36/2006) e in un solo caso entro una cassa lignea (Lippi 89/1972); 3 sono le sepolture che esibiscono la cista a cordoni (Lippi XX/1970, Lippi 48/1972, Moroni Semprini 14/1969), e 3 quelle con vaso biconico (Lippi 71/2008, Lippi 2/1984, Lippi A/1988-2005). Gentili (2003, p. 258) riferisce che anche l’ossuario della tomba Lippi 57/1972 era in bronzo, ma “ridotto in minuti frammenti” e pertanto di forma non ricostruibile. 4

  Deposizioni necropoli Lippi 65/2008 e 74 /2008.

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Fig. 4 - Riproduzione e possibile uso di piccolo strumento in osso dalla tomba Lippi 102/1972.

pochissime tombe di Verucchio hanno un solo morso e si riferiscono quindi con molta probabilità a cavalieri. Una situazione simile è riscontrabile anche a Bologna (Pare 1992, p. 192). Un ultimo aspetto su cui vogliamo richiamare l’attenzione riguarda la presenza di attrezzi da lavoro, partendo dall’osservazione che tranne qualche punteruolo6 gli unici utensili nelle tombe di Verucchio sono quelli per i “lavori delle donne”. Riteniamo possa essere utile un primo approfondimento sull’espressione dei ruoli femminili e su una loro possibile diversificazione, sotto il profilo rituale delle modalità di deposizione. Per quanto attiene alla collocazione si può osservare che fusaiole, rocchetti e altri attrezzi sono deposti nello spazio interno alla tomba. Dentro al cinerario viene collocata, nella prima fase, la fusaiola e talvolta nelle fasi successive anche altri utensili. Di norma però gli utensili sono all’esterno dell’ossuario, per lo più immersi nella terra di rogo sotto al contenitore o nella nicchia laterale. Solo in due tombe alcuni utensili sono stati distribuiti nei diversi ambiti spaziali: in parte sopra il coperchio ligneo­del dolio, in parte nel cinerario e in parte nella terra di rogo. Lo studio analitico degli attrezzi da tessitura/filatura di Verucchio è in corso da parte di Elena Rodriguez e Raffaella Angelini. Ad oggi oltre ai disegni dei materiali dai vecchi scavi, praticamente completi, sono stati pesati, iniziando dalle tombe con un maggior numero di esemplari, 416 rocchetti (su un totale di 1283), e 124 fusaiole (su un totale di 419). Il campione è quindi significativo per alcune considerazioni sulla composizione dei set di utensili, ma al di là di qualche dato preliminare ci pare utile sottolineare alcuni problemi di metodo ai fini della lettura dei dati stessi. Un primo problema riguarda il peso, che per gli strumenti fittili di Verucchio va considerato in relazione, oltre che naturalmente alla frammentarietà, anche alla loro eventuale combustione: il peso dei pezzi “vetrificati” diminuisce infatti in maniera considerevole. Un secondo problema riguarda la pertinenza degli   Una funzione da utensile è forse attribuibile ad una piccola ascia a cannone che rientra nel tipo Castelfidardo di Carancini (Carancini 1984, nn. 190-191) rinvenuta in una sepoltura femminile ma con alcuni elementi maschili (Lippi 40/2006).

strumenti nel caso di tombe che i dati antropologici riferiscano a due individui di sesso femminile o a due individui di sesso indeterminato, ma in cui il corredo non segnali la presenza di generi diversi. Come già noto, in tutte le necropoli verucchiesi le sepolture femminili vedono la distinzione in due gruppi, di cui quello privo di utensili è il meno numeroso ma sempre presente, anche nella fase più antica (IX secolo). La distinzione non pare legata all’età né alla “ricchezza” del corredo. A partire dalla metà dell’VIII secolo sono presenti altri strumenti per tessitura a tavolette, e altre attività di intreccio di filati. Sulla identificazione degli utensili in relazione alle varie attività tessili, come proposto da Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini (Gambacurta, Ruta Serafini 2007, p. 354), riteniamo possa essere utile distinguere la vera e propria “tessitura” non solo dalla filatura, ma anche da altre attività per così dire collaterali (come la tessitura a tavolette e gli intrecci) e utilizzare anche i dati relativi al peso degli strumenti per identificarne la funzione. I rocchetti di Verucchio presentano valori ponderali che mediamente si confrontano con quelli dei gruppi più leggeri del Veneto e, all’interno delle tombe, non si distinguono raggruppamenti né sulla base del peso, né di altre caratteristiche tipologiche. Riteniamo quindi che in questo caso se ne possa confermare l’utilizzo per la tessitura a tavolette, pensando eventualmente ad usi legati ai telai per tipi diversi e più pesanti. Per le fusaiole la situazione è più complessa e a fronte di tombe con poche fusaiole abbastanza diversificate, altre ne presentano un numero maggiore e meno articolato. È anche da prendere in considerazione la possibilità dell’uso delle fusaiole come pesi per piccoli telai a mano, di cui forse è stata identificata una traccia nella t. Moroni 24/1969 (Gentili 1985, p. 80, n. 34; von Eles 1998, p. 74). Gli strumenti per le attività di intreccio di filati e tessitura a tavolette sono diversi e solo in parte noti: tavolette, battitori, particolari distanziatori7. Grazie al sig. Ettore Pizzuti, appassionato di tecniche di tessitura,

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  Da non confondere con i distanziatori per collane (Gleba 2008, p. 152), che non presentano estremità ristrette a perno. 7

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siamo in grado di fornire una possibile interpretazione “multiuso” per un attrezzo di cui non si conosceva l’utilizzo (fig. 4). Ci auguriamo che farlo conoscere possa servire a individuarne altri, come è avvenuto per le tavolette e i distanziatori. È probabile che attrezzi di questo tipo fossero normalmente realizzati in legno, e che si siano pertanto conservati in pochi esemplari prodotti in osso. Angela Ruta Serafini ritiene che lo spazio al di sopra delle cassette, che a Este accoglie rocchetti e fusaiole, sia deputato ad esprimere il profilo sociale del defunto. La diversa collocazione a Verucchio degli utensili femminili, che come si è visto rientrano tra gli oggetti personali deposti sempre nello spazio interno, si lega forse al tema della identificazione “singola” delle tombe verucchiesi prive di apprestamenti “collettivi” o familiari. A Verucchio sembra manifestarsi una concezione diversa da quella veneta della cerimonialità esterna alla tomba e dunque una differenza sostanziale in quel modo di pensare che Angela Ruta Serafini ha definito “inviolabilità della sepoltura” (Ruta Serafini 2013, p. 95). Nell’ambito del sistema rituale di Verucchio la rappresentazione simbolica che restituisce fisicità al defunto attraverso l’abito e gli ornamenti, identificandone il profilo sociale, pare esprimersi utilizzando spazi interni e certamente non visibili a rito concluso. Che questa rappresentazione miri più ad una funzione sociale che ad una funzione magico/religiosa potrebbe essere segnalato dall’inclusione di oggetti qualificanti (non sempre coincidenti con quelli personali realmente utilizzati) come le armi. Sorprende quindi constatare che il corrispettivo femminile delle armi, ossia gli utensili da tessitura, anche quando di pregio (conocchie/fusi in ambra) e evidentemente non funzionali, siano collocati fra gli oggetti personali delle defunte all’interno del cinerario o nella terra di rogo, assumendo quindi un significato diverso nella definizione del profilo sociale. Le differenze Veneto e Verucchio e le diverse modalità rituali rispecchiano anche differenze nella realtà sociale manifestate dalla composizione dei corredi. Agli elementi che abbiamo indicato altri se ne potrebbero aggiungere: la totale assenza a Verucchio dei coltelli in ferro per la gestione della carne nelle tombe femminili, degli astragali nelle tombe infantili, come a Bologna, e di vasi simili ai “presentatoi” bolognesi (forse corrispondenti alle coppe a due bracci venete) assenze che potrebbero indiziare la reale mancanza di una specifica funzione rituale. Teniamo particolarmente a ringraziare le colleghe Mariolina Gamba, Giovanna Gambacurta e Angela Ruta Serafini per la loro disponibilità a condividere informazioni relative a scavi veneti anche inediti.

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